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Pubblicazioni

 

 

La conferma

A questo punto, il linguaggio pittorico si rivela il potentissimo mezzo per esprimere, d'acchito, e senza intermediazione alcuna, tali argomentazioni. L'artista parla senza parole, lo fanno per lei i colori, le forme create, che dicono, imponendosi: siamo la Bellezza, il Canto, la Magia. Siamo lo Splendore del piccolo fiore e della grande immensità cosmica. Siamo il Mistero, "ciò che vi è in noi di selvaggio, ciò che non può essere quantificato ed anche ciò che tutti noi abbiamo in comune: il Sangue, il Respirare, il Battere del Cuore, il Germogliare, il Crescere e Calare della Luna, il Movimento rotatorio della Terra, la Nascita, la Morte, la Rinascita". Grazie a questo messaggio, qualcosa dentro di noi si muove; cominciamo a ricordare ciò che avevamo dimenticato e ritorna la coscienza della nostra indispensabile partecipazione alla vita universale. Con un lavorìo interiore intensissimo, che spesso avviene a nostra insaputa, rimembriamo e ci ri-membriamo. A nostra insaputa? Sì, anche, perché la magia dell'Arte è tale da rendere superflua persino la nostra razionalità. Privilegiamo allora sommamente la percezione, le sensazioni, i sentimenti, ritrovando così la totalità del nostro essere umani. E non ci resterà che offrire pure noi, insieme all'Artista, il nostro omaggio alla Musa che ha toccato anche il nostro cuore.

 

 

 

 

Indice

Cap 1 Sacralità del Sogno

Cap 2 La Montagna Stregata

Cap 3 La Sirenetta

Cap 4 L'Ingresso

Cap 5 L'Arte come terapia di guarigione

Cap 6 Il fine non giustifica i mezzi

Cap 7 Rompere il guscio

Cap 8 Il Viaggio continua

Cap 9 La Conferma

 

In questa e nelle future Performances, tutto ha una precisa significazione: i luoghi scelti, i materiali usati, le date, i tempi astrali, le stagioni, i colori... In questo caso il ROSSO simboleggia sia l Energia vitale in generale, sia il Sangue che scorre nel corpo degli esseri viventi, ricordandoci il valore ed il rispetto per ogni esistenza. . . Presenta, inoltre, evidenti connessioni con il Sangue della ciclicità femminile, che ancor oggi viene percepito come "tabù" , non nel senso originario del termine, che equivale a "sacro'; "importante'; connesso con la rigenerazionze periodica della vita, bensì come qualcosa di scandaloso, o per lo meno di sconveniente, di cui "è bene non parlare ". Eppure, alle soglie del terzo millennio, dovremmo ben essere in grado di comprendere le cause che nel passato "storico" hanno portato all'equivalenza di questo Sangue con qualcosa di ripugnante, insieme a coloro cui apparteneva: le donne. Basti pensare agli svariati rituali di purificazione cui queste sono state costrette e ai pregiudizi da cui tale innominabile faccenda" è stata circondata. Sarebbe tempo di ri - considerare, invece, che questo Rosso, che scorre ciclicamente determinando l'alternarsi della potenzialità procreatrice femminile, è l'unico Sangue al mondo che NON scaturisce dal corpo di un essere vivente a causa di malattia o di violenza, ma semplicemente, per indicare il "rinnovamento" mensile. Questo ci porta "naturalmente" a collegare la donna al ciclo cosmico, poiché il periodo mensile femminile corrisponde a quello della Luna, venendo da essa scandito; la parola stessa "mestruazione" ha infatti la sua radice in MENS, misura, ed infatti anticamente la Luna rappresentava la reale misura del tempo : in un anno c'erano 13 mesi, ovvero l3 lune...

Indice

 

Prefazione

Cap 1 L'Evento

Cap 2 La Ricerca

 

Soft Art

La leggerezza dell'intervento artistico viene evidenziata dalla costruzione di un'Opera che non si sovrappone all'ambiente né con arroganza mascherata da concettualità, né con violenza, male - usando anche i moderni mezzi tecnologici; non attua manipolazioni né stravolgimenti antropocentrici e androcentrici, ma si armonizza con i luoghi, esaltandone, anzi, le caratteristiche e la naturale bellezza. Tale propensione viene sottolineata dai materiali adoperati: corde, fili, nastri, ma anche vetro, rame, làtta, legno e argilla... Desidero infatti costruire la Ragnatela ancora una volta col Nastro Rosso, di materiale assai più resistente, mantenendo le stesse dimensioni della struttura della Performance, cioè oltre seimila metri quadri. Questa volta mi piacerebbe che, direttamente nei "nodi" creati dall'incrociarsi dei raggi con la spirale, venissero fissati sia gli elementi luminosi rispecchianti che gli elementi sonori, entrambi nel numero simbolico di sessanta. Questo numero - cui mi riferisco più particolareggiatamente nella ricerca relativa al "Ritmo del Fuoco", prima Performance sull'Etna - si rapporta ai battiti del nostro cuore, che teniamo anche al polso, nei nostri orologi, come misura del tempo... Esso ci ricorda la corrispondenza tra il nostro ritmo interno e la pulsazione dell'Universo, lo stretto rapporto tra micro e macro cosmo...

Light Art

Ipotizzerei anche la costruzione di una Ragnatela ancora più "leggera", e al contempo intessuta di una cangiante luminosità, fatta solo di innumeri elementi specchianti, montati su un filo non visibile da lontano: in questo caso il risultato rifletterebbe perfettamente il titolo dell'Installazione, "II Reale Invisibile". La sua fascinazione verrebbe evidenziata, di giorno, dalla luce del Sole, di notte, da quella della Luna. In tutti i casi, la costruzione awerrebbe nel tempo della Luna Crescente, che, come si sa, favorisce le belle imprese. Di giorno, nel cielo, che farebbe da sfondo, continuamente mutevole, dell'Opera d'arte, il luccichìo sarebbe assimilabile ai mille riverberi del Sole sul mare. Di notte, provvederebbe la Luna a far risaltare questa speciale trama con miriadi di sprazzi sullo sfondo velluto del cielo scuro. Al mattino, quando il sole levante rende azzurre le montagne, che si disvelano lentamente, emergendo da una leggera nebbia translucente, il luccichìo richiamerebbe l'umido splendore delle goccioline di rugiada catturate dall'alba. A sera, la Ragnatela diverrebbe la rete che trattiene tra le sue maglie invisibili le stelle del firmamento e la stessa Luna: oppure le lucciole in una bella sera d'estate...... Ognuna delle rifrazioni luminose nella profonda notte, ricorderebbe il lontano splendore pulsante di una Supernova, di cui ci giunge una luce che non esiste già più; nell'insieme, lo sfrigolìo silenzioso si accorderebbe con quello delle misteriose costellazioni.

Indice

Prefazione

Cap 1 L'Evento

Cap 2 La Ragnatela come installazione

Soft Art

Light Art

Breath Art

Arte Coinvolgente

 

Arm Cervàs

Questa roccia, che è la più grande del complesso montagnoso di Castelmezzano, ha una forma triangolare-piramidale, e símboleggia il paesino lucano anche in un logo che lo rappresenta, ideato dall'artista anTheòs. In esso appare la sua geametria stilizzata, che viene delineata tramite le stesse iniziali di Castelmezzano, la C e la M in caratteri di tipo cuneato, cioè < ed M. La sequenza è la seguente:

Mi ha sempre incuriosito il possibile significato del nome Cèrvàsè e, anche se gli elementi in nostro possesso sono pochi, possiamo tentare una ricognizione linguistica. E' interessante notare 1'assonanza con tutto un gruppo semantico, comprendente le sillabe Cer e Ker. La prima associazione è con la lingua greca (considerando che il gruppo Cer equivale a Ker, essendo stata la K raddolcita in C, come da Keramicas a Ceramica...), ed è con il termine Kèras che, in greco antico, designa una sporgenza simile a un corno, l'antenna di una nave. D'altronde, in latino, Cornua, sono appunto le antenne, oppure, la punta sporgente di una montagna, lo sperone di un monte, e già questo potrebbe spiegare 1'origine del nome Cervàs. Proseguendo nella ricerca troviamo anche Kervatis da cui Kervas, Cervas, Cervati, cioè dai piedi di corno, o anche "che va sulle vette dei monti". Quest'ultima accezione è particolarmente suggestiva: eccitando la nostra fantasia, fa fiorire belle immagini di un mitico tempo in cui in un paesaggio incontaminato, verdeggiante e selvaggio, ricco di acque cristalline e tintinnanti, sulle rocce emergenti da folti boschi si mostravano non solamente fere creature "dai piedi di corno" come cervi, daini, cinghiali, capre e simili, ma anche antichissime divinità come Pan, anche lui "cervato", cioè dai piedi di corno. In una di quelle albe azzurre, tra la nebbiolina dorata che il primo sole fa svanire, sembra quasi di vederlo apparire, circondato da stuoli di ninfe e animali fantastici, mentre zufola melodie su per le cime...

Indice

Cap 1 Arm

Cap 2 Castelmezzano

Cap 3 Arm Cervàs

Cap 4 Mandala

Cap 5 Piazza di S. Maria dell'Olmo a Castelmezzano

Cap 6 Annodando...

Cap 7 La Ragnatela

Cap 8 I Tarantolati

Cap 9 Un ipnotico concerto

Cap 9 bis Il tempo "usa e getta"

Cap 10 Archetipo

Cap 11 Land Art

Cap 12 Arte Coinvolgente

 

Pubblicazioni in preparazione

I misteriosi Glifi dell'Ager Cuneatus

Madonne e streghe a Castelmezzano

 

 

Alcune precedenti pubblicazioni

La Montagna Stregata

Dossier La Montagna Stregata ad Arles

La Montagne Ensorcelée

Dossier "Primavera":I giovani incontrano la Poesia

Giardini di Mare e di Terra

Il Ritmo del Nardo e della Stella

Il Risveglio della Dea